Il prurito del cane e del gatto: gli acari



Con i nostri amici di Re Artù, affrontiamo oggi un tema molto diffuso soprattutto in questo periodo: il prurito. Questo è uno dei fastidi più diffusi e spiacevoli tra gli animali, compresi noi. L’animale si gratta, si lecca o si mordicchia continuamente il pelo, si strofina o scuote la testa e sbatte le orecchie. L’atto del grattarsi, se irrefrenabile e protratto, comporta la comparsa di un danno cutaneo che aggrava la condizione infiammatoria e di conseguenza il prurito.

Le possibili cause sono moltissime, anche se i più comuni sono quelli di natura allergica. Malattie come la dermatite atopica, l’allergia alimentare o l’allergia ai parassiti (come pulci, zecche e acari) rappresentano infatti le cause più frequenti di prurito. Oltre alle allergie cutanee, però troviamo anche le malattie su base autoimmune, i tumori e le infezioni, fino ad arrivare a disordini generali, come l’obesità, il diabete o l’insufficienza renale.

Sia che venga identificata la causa del prurito oppure no, è opportuno calmare la sensazione di prurito per evitare che possa causare lesioni cutanee. Esistono diversi farmaci in grado di far ciò in maniera efficace, ma spesso questi provocano effetti collaterali importanti che ne sconsigliano l’utilizzo per lunghi periodo.

Qui di seguito vogliamo soffermarci in particolare sull’allergia da acari, più frequente di quanto si pensi.

L’infezione da acari nei nostri animali, cani o gatti, è quanto mai fastidiosa. Gli acari di superficie, sono parassiti esterni che camminano sulla pelle creando un prurito davvero tremendo. Anche quando non creano una patologia vera e propria, possono essere causa di allergie, proprio come nell’uomo. Questi parassiti si nutrono dei detriti della pelle (squame e cellule cutanee morte, i cheratociti), di siero, di fluidi organici e, raramente di sangue, come nel caso dell’acaro rosso.

Quali sono gli acari dei cani e gatti più frequenti e che malattie provocano?

Il Sarcoptes Scabiei: questo acaro non è in grado di vivere a lungo senza un ospite quindi è verosimile che l’infestazione sia dovuta soprattutto alla presenza del parassita su altri animali portatori e, solo raramente, si contagiano attraverso un ambiente infestato. Gomiti, garretti, muso, padiglioni auricolari, sono le zone maggiormente colpite dal prurito e dalle lesioni che gli acari creano. La pelle si modifica e forma delle scaglie e croste. La diagnosi può essere fatta vedendo materialmente l’acaro dopo che si è fatto un raschiato cutaneo.

Il Lynxacarus Radovsky (l’acaro della pelliccia del gatto): poco pruriginosi, ma altamente contagiosi, hanno degli arti che strappano il pelo del gatto. Il pelo quindi viene via facilmente ed a volte si manifestano anche lesioni sulla cute.

Il Cheyletiella (chiamato anche la Forfora che cammina): il sintomo più evidente è quello della presenza di scaglie (di cheratina -parte più superficiale della pelle- e dell’acaro stesso) con prurito poco presente, o addirittura assente perché punge la pelle solo saltuariamente. Ha andamento cronico (quindi che non si manifesta in modo evidente) nell’anziano, che per questo può diventare un portatore sano. Questo acaro non sopravvive più di 2 giorni (il maschio, la femmina fino a 10) senza l’ospite. Ha varianti che colpiscono non solo cani e gatti, ma anche i conigli e l’uomo.

Il Dermanyssus Gallinae (o l’acaro rosso): infesta pollame, volatili selvatici e da gabbia, cani, gatto cavalli, bovini ed anche l’uomo. Vivendo soprattutto nei nidi, o nelle crepe dei muri, il contagio più frequente è dovuto ad accesso a pollai, magari anche abbandonati o adibiti ad usi diversi. Eritemi, prurito ed eruzioni cutanee sul dorso e sull’estremità, sono i sintomi più frequenti, ma sono stati osservati casi con desquamazione della pelle, senza prurito. E’ fondamentale capire dove è avvenuta l’infestazione, per poter trattare quindi non soltanto l’animale, ma soprattutto l’ambiente che potrebbe risultare ancora infetto.

L’Otodectes Cynotis (o acaro delle orecchie): crea un incredibile fastidio, con inevitabile prurito alle orecchie, che si manifesta con sbattimento della testa continuo oltre che, ovviamente, con il grattamento attraverso le zampe. Questo acaro è più resistente nell’ambiente e quindi può essere trasmesso per contatto diretto tra cani, oltre che dall’ambiente. Anche le pulci possono essere fonte di contaminazione. I sintomi principali sono il prurito alle orecchie, le placche di cerume marrone scuro e un odore particolare ed acre delle orecchie. La conseguenza di ciò è una otite da trattare con farmaci specifici.

Quelli sopra elencati sono gli acari più comuni, ma ne esistono anche altri: il Notoedres cati è un acaro molto contagioso, presente soprattutto tra i gatti randagi che vivono in comunità; il Trombicula autumnalis o acaro dei boschi, infesta soprattutto gli animali selvatici, proprio per la sua permanenza nelle zone boschive; e infine i cosiddetti Demodex, acari che vivono all’interno del follicolo pilifero e nelle ghiandole sebacee dei nostri amici pelosi, per tutta la vita, senza dare alcuna manifestazione della loro presenza. Sono gli acari della specie chiamata Demodex, quelli responsabili della Rogna Demodettica .

Per poter aiutare l’animale è necessario eseguire una visita clinica approfondita. A seconda della malattia concomitante, potrebbe essere sufficiente sottoporre il paziente a un trattamento dei parassiti per eliminare il prurito. In altri casi, è necessaria la somministrazione di farmaci per un periodo di tempo più lungo per migliorare lo stato di salute e la qualità di vita dell’animale.

Questo articolo è stato redatto con la consulenza degli esperti di Re Artù di Cinisello Balsamo (Area Nord Milano).

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