Elisa Ruotolo, Quel luogo a me proibito, Feltrinelli

Ci sono vite che non si lasciano vivere, che non riescono a vivere, perché ancorate a schemi, ruoli, divieti, imposti da altri nel tempo in cui volontà e coscienza sono più flebili, esitanti, volubili e dunque plasmabili: l’infanzia, l’adolescenza.

Intere vite vengono vissute così, tra privazioni e negazioni, facendosele bastare, credendole perfette e pure, perché basate sul sacrificio (di sé), in nome di un bene comune e familiare superiore al singolo, ai suoi desideri e passioni. È questa l’ortodossia che lega mani e piedi, avvince cuore e mente di alcune vite sciupate e mancate.

Quante sono? Quanti vivono senza davvero vivere e muoiono giorno dopo giorno, reiterando gesti che non gli appartengono, astenendosi dal desiderare alcunché, perché non è bene e non conviene, altrimenti chissà che cosa direbbe la gente, e vivono nel recinto che altri hanno costruito attorno a loro?

Nessuno può dirlo, forse sono pochi o, forse, molti; sicuramente le loro esistenze ci sfuggono, oltre a scivolare tra le loro dita. Alcuni però, talvolta, si riscuotono: un incontro fortuito, un accidente apparentemente casuale li porta a un bivio – al bivio cui giungiamo sempre tutti, chi prima, chi poi –: da una parte ci si salva e si vive, finalmente; dall’altra ci si spegne ora dopo ora, stagione dopo stagione, senza gioire, soffrire, né amare o, per lo meno, avere provato a farlo.

La letteratura, quella che graffia e fa male, quella che attrae e, al tempo stesso, respinge, parola dopo parola, riga dopo riga, spesso ci restituisce alcune di queste esistenze, raccontandoci le loro storie di rinunce, mortificazioni e riscatto.

Elisa Ruotolo ne ha scritta una, sublime, Quel luogo a me proibito, pubblicata a marzo da Feltrinelli.

Numerosi i meriti di questo breve, ma prezioso libro: la lingua e lo stile sono intensi e vibranti, poesia in prosa, non c’è altro da aggiungere; la voce narrante è cristallina, inesorabile nello scandagliare vizi e tabù di un’educazione di proibizioni e obblighi, impietosa nello stanare i sussulti soffocati di un corpo che vuole vivere, amando, oltre a essere amato; il ritmo è pacato, ma non dà tregua, entra dentro, imbriglia lo stomaco e, a tratti, toglie il respiro. Il coraggio, tuttavia, è il suo merito maggiore, perché senza, questa storia non sarebbe giunta a noi.

Sono molte le donne che scrivendo si sono emancipate da freni e veti familiari e sociali; sono molte quelle che attraverso i loro libri hanno denunciato le conseguenze di un sistema culturale angusto e stereotipato, basato su un’educazione moraleggiante di limiti e veti; sono molte quelle che scrivendo hanno contribuito a liberare anche le altre, incrinando quella cultura patriarcale e perbenista che alberga ancora nelle menti, nei corpi e nelle viscere di molte (e molti) di noi che non osano, che non si consentono e si vietano molto della vita, in primo luogo il piacere di sentire e amare il proprio corpo e, attraverso di esso, gli altri.

Elisa Ruotolo è una di loro.

Ci felicitiamo con lei e le siamo grate per avere liberato, almeno in parte, anche noi.

Flavia Todisco

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Autrice: Elisa Ruotolo

Titolo: Quel luogo a me proibito

Editore: Feltrinelli

Anno di pubblicazione: 2021

Consigliato? A chi si è spezzato e sporcato.

E a chi vorrebbe sporcarsi…

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