Giornata della Memoria: Ravensbrück, il campo di concentramento femminile

Questo è un articolo di approfondimento tratto dal mio ultimo racconto. Di solito si parla di lager più tristemente famosi come Auschwitz, ma quando ho fatto delle ricerche sui campi femminili mi sono imbattuta in questa storia. Ravensbrück è per intenderci il campo dove è stata detenuta Liliana Segre, senatrice a vita della Repubblica Italiana, che venne liberata dall'Armata rossa il primo maggio 1945 dal campo di Malchow, un sotto-campo del campo di Ravensbrück.


Giornata della Memoria - Ravensbrück: il campo di concentramento per sole donne

Del campo di Ravensbrück si inizia a parlare grazie alla monumentale opera di Sarah Helm, giornalista inglese, autrice di una lunga ricerca fatta di lavoro d’archivio e interviste con le sopravvissute e culminata nel libro “Ravensbrück: Life and Death in Hitler’s Concentration Camp for Women”, il cui titolo italiano è “Il clielo sopra l’Inferno”[4]. In questa incredibile vicenda, ai più sconosciuta, la Helm ha scoperto che non solo alcune donne arrivarono a Ravensbrück col marchio del lesbismo, ma che l’omosessualità femminile era piuttosto diffusa e persino alcune guardie (le kapò) erano spesso prigioniere politiche lesbiche, perché ricoprire quel ruolo significava entrare in contatto con un numero maggiore di donne.


Ravensbrück rappresentò anche un vero e proprio luogo di torture e di morte, con una cruenza e una crudeltà non inferiore a quello di altri campi più tristemente famosi.

Il campo di concentramento di Ravensbrück, era il più grande campo di concentramento femminile sul territorio del cosiddetto Altreich nel periodo nazista[5]; il 25 novembre 1938 su ordine dell’SS Heinrich Himmler, vennero trasferiti 500 prigionieri dal campo di Sachsenhausen per la costruzione del nuovo campo femminile di Ravensbrück, allocato in una proprietà personale di Himmler stesso e aperto il 15 maggio 1939. Vi furono subito rinchiuse circa 2000 donne tra comuniste, socialdemocratiche, testimoni di Geova, antinaziste in genere e ariane accusate del grave reato di aver violato le Leggi sulla “purezza razziale” avendo avuto rapporti sessuali con una razza sub-umana, cioè inferiore a quella tedesca.


Dopo l’inizio della guerra e fino alla chiusura del campo nel 1945, furono internate anche circa 40.000 donne provenienti dalla Polonia e dagli altri territori occupati dell'est, usate per il lavoro nei campi. Dal 1941 al 1942 Ravensbrück conosce un grande sviluppo produttivo; alcuni detenuti di Dachau installano nel lager una grande sartoria di proprietà delle SS, la fabbrica TexLed, nella quale le prigioniere erano addette al confezionamento di divise militari e calzature per i soldati della Wehrmacht e per i reparti delle SS. Lo stabilimento resterà la più grande sartoria per la produzione di vestiario militare tedesco. Nel 1942 la Siemens apre una filiale appena fuori la cinta del campo e utilizzerà la mano d'opera schiava del lager; vengono costruiti nuovi blocchi, capannoni e magazzini. Ravensbrück si espande e diventa una città concentrazionaria (ovvero l’insieme dei campi di concentramento inteso come mondo a sé stante), circondata da sottocampi e kommandos di lavoro esterni oppure affitta la manodopera coatta ad altre industrie.

In virtù del fatto che a Ravensbrück il 12,35% erano detenute “asociali”, tra queste si trovavano anche molte prostitute: pertanto il lager fornì anche circa il 70% delle donne impiegate come prostitute nei bordelli interni di altri campi di concentramento. Molte di loro erano partite volontarie per sfuggire alle terribili condizioni di vita del campo[6].


Il campo fu tristemente noto anche perché sempre nel 1942 iniziarono i criminali esperimenti medici sulle internate (principalmente polacche), effettuati dal medico delle SS Karl Gebhardt. Altri medici coinvolti furono Fritz Fischer, Gerhard Schiedlausky, Richard Trommer, Herta Oberheuser (l'unica donna imputata al ‘Processo dei Dottori di Norimberga’ che fu condannata il 20 agosto 1947 a 20 anni di carcere, ma ne scontò solo 5) [7] e Ludwig Stumpfegger, chirurgo personale di Himmler e Hitler. Tra i criminali esperimenti medici a cui le donne furono loro malgrado sottoposte, vi erano esperimenti di congelamento/raffreddamento prolungato, esperimenti di vaccinazione antipetecchiale, ricerche sull'epatite epidemica, prova di farmaci su detenute infettate con la gangrena gassosa e tetano, esperimenti di sterilizzazione, esperimenti con raggi X, trapianti di ossa da una prigioniera all'altra, studio sulle condizioni precancerose della cervice uterina, ricerche sui gemelli monozigoti, ricerche sulla cura ormonale dell'omosessualità. Moltissime cavie vi rimasero uccise, altre sfigurate a vita[8].


Ravensbrück fu anche campo di preparazione per ausiliarie SS-Aufseherinnen, donne addette alla sorveglianza dei block femminili. Reclutate con appelli e giornali patriottici e dalla prospettiva di un buon stipendio si presentarono a migliaia all'esame di ammissione: sembra che tra il 1942 e il 1945 fossero state addestrate a Ravensbrück circa 3500 di queste ausiliarie, inviate poi, soprattutto in altri lager. Anche se avevano stipendio e uniforme delle SS, non avevano gli stessi diritti dei maschi. Però la loro ferocia sbalordì le stesse SS. Molte, a guerra finita, furono processate e condannate a morte o a svariati anni di reclusione per crimini contro l'umanità.


Nei primi mesi del 1944 si assiste ad un aumento considerevole delle internate: tra il 2 e il 30 agosto, per esempio, vennero registrati migliaia di arrivi dai lager dell'est, di cui 14mila solo da Auschwitz-Birkenau: la motivazione principale risiede nell’avanzata dell'esercito sovietico. Mentre il numero delle deportate aumenta in modo esponenziale, i posti di lavoro rimangono uguali e anche le richieste di manodopera perciò il campo si trova ad affrontare decine di migliaia di prigioniere in eccedenza. I block sono al collasso e viene allestita una enorme tenda militare (chiamata Block 25) in una zona paludosa al limite del lager; la vita da bestie e la promiscuità in questa tenda, la mancanza di igiene, i parassiti, il pavimento coperto di stracci, in brevissimo tempo determina lo sviluppo di furiose epidemie e provoca innumerevoli casi di dissenteria. Con estrema soddisfazione delle SS, si scopre così un nuovo e del tutto involontario strumento di sterminio estremamente efficace.


Alla fine del 1944, dopo una visita di Himmler, venne stabilita l'eliminazione giornaliera di un gruppo cinquanta-sessanta donne, una decisione che faceva parte dei piani di evacuazione del lager in vista dell'arrivo dell'Armata Rossa. Le esecuzioni iniziarono a essere effettuate in uno stretto passaggio tra due alti muri chiamato “Corridoio della fucilazione” situato tra il Bunker e il crematorio, con un colpo alla nuca e alla presenza del medico del campo.


Al principio del 1945 il comandante del campo, per riuscire ad eliminare tutte le numerose deportate selezionate per lo sterminio, scontento del rendimento delle esecuzioni, diede l’ordine di costruire una camera a gas installata in una baracca di legno vicino, per ovvie ragioni logistiche, al crematorio. Il complesso era composto da due forni Kori T II Reform a doppia porta e, anche se accesi giorno e notte, si rivelarono ancora una volta insufficienti.

La maggior parte delle prigioniere, però, perirono di sfinimento fisico per lavoro, di dissenteria, di fame e per le epidemie che infuriavano nel campo. A gennaio '45 nel campo vi erano 46.000 deportate e ad aprile il loro numero si era ridotto a 11.000.


Il 23 aprile 1945, con l'avvicinarsi della fine per il regime nazista, sperando in agevolazioni personali, Heinrich Himmler trattò con il conte svedese Folke Bernadotte la liberazione di più di 70.000 internati tra i vari lager e 7000 donne di Ravensbrück tra francesi, norvegesi, belghe e olandesi che vennero trasferite dalla Croce Rossa svedese al sicuro. Il Sonderkommando, addetto alla camera a gas e ai forni crematori, viene ucciso dalle SS il 25 aprile 1945, per non lasciare testimoni scomodi dei loro criminali massacri.

Il 26 aprile, le SS ordinarono l'evacuazione delle restanti deportate che furono costrette ad una terribile marcia della morte diretta a nord, durante la quale molte persero la vita.

Il 30 aprile 1945 il campo di Ravensbrück fu finalmente liberato dalle forze sovietiche. I russi vi trovarono 3.000 prigioniere scampate all'evacuazione e circa 300 prigionieri uomini, per la maggior parte gravemente ammalati e completamente denutriti. Poche ore dopo le unità sovietiche in avanzata, salvarono anche le scampate alla marcia della morte. Le superstiti vengono raggiunte e liberate dall'Armata Rossa a Schwerin.


Si stima che tra il 1939 e il 1945 il campo di Ravensbrück abbia ospitato circa 130mila deportati, dei quali 110.000 donne. I documenti sopravvissuti alla distruzione da parte delle autorità del campo indicano circa 92.000 vittime.


Ravensbruk: un campo anche per prostitute e lesbiche


Il periodo che va dal 1919 ed il 1933, quello della Repubblica di Weimar, fu molto propizio per la crescita artistica, culturale e scientifica della Germania. Questo primo tentativo di stabilire una democrazia liberale, fu caratterizzato proprio da una notevole produzione intellettuale, manche purtroppo anche da instabilità politica e crisi economica. Non solo: quest’epoca fu tanto caotica quanto libertaria e anche l’omosessualità fu ampiamente tollerata.

La filosofia nazista vi lesse però una marcata decadenza morale: così, quando presero il potere, l’epoca dei costumi liberi terminò e si stabilì invece che l'omosessualità era totalmente incompatibile con gli ideali nazisti che concepivano le relazioni sessuali finalizzate al processo riproduttivo (per la continuità della razza) piuttosto che la realizzazione del piacere dell'individuo.


L’omosessualità maschile fu punita più duramente rispetto quella femminile, ma ad alcune donne omosessuali andò peggio: alcune finirono nel campo di concentramento di Ravensbrück, costruito nel 1939 a cinquanta miglia a Nord-Est di Berlino[1].


Una parte del pensiero nazista vide le lesbiche come una vera minaccia ai valori dello stato e spesso marchiate dallo status di “asociali” (indossando in tal caso il triangolo nero anziché il triangolo rosa riservato agli uomini). Essere lesbica era considerata un'aggravante rispetto appunto all'asocialità o ad altre imputazioni (ovvero all'essere ebree, ladre, prostitute, ecc.) e, come nel caso del bordello nel campo di Flossenbürg, queste furono particolarmente esposte al sadismo e alle perversioni dei gerarchi. Anche se nei meticolosi registri dei nazisti non vi è traccia documentata del fatto che il triangolo nero sia mai stato imposto su donne lesbiche[2], l'archivio del memoriale di Ravensbrück ha posto in evidenza il caso di quattro donne che furono segnalate con un marchio ulteriore di lesbica: due di esse erano state imprigionate per motivi politici mentre le altre due per il fatto di essere ebree. Ad una delle internate ebree fu dato un triangolo nero per aver avuto rapporti sessuali con persone non ebraiche[3].

[1] Davide Vannucci, Ravensbrück, Il campo di concentramento per lesbiche e prostitute, Linkiesta.it (https://www.linkiesta.it/it/article/2015/05/16/ravensbruck-il-campo-di-concentramento-per-lesbiche-e-prostitute/25926/)


[2] Classification System in Nazi Concentration Camps (http://www.ushmm.org/wlc/en/article.php?ModuleId=10005378)


[3] Claudia Schoppmann, Nationalsozialistische Sexualpolitik und weibliche Homosexualität (Dissertation, FU Berlin, 1990.), Centaurus, Pfaffenweiler, 1991 (seconda edizione revisionata, 1997).


[4] Sarah Helm, Il cielo sopra l'nferno (titolo originale If This Is A Woman: Inside Ravensbruck: Hitler's Concentration Camp for Women), Newton Compton Editori, 2015


[5] Campo di concentramento di Ravensbrück – Wikipedia. Cit. Sarah Helm, Il cielo sopra l'nferno (titolo originale If This Is A Woman: Inside Ravensbruck: Hitler's Concentration Camp for Women), Newton Compton Editori, 2015


[6] Alessandro Alviani, Le volonterose prostitute di Hitler su La Stampa online (https://web.archive.org/web/20130204013012/ http://www1.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/200908articoli/46545girata.asp)


[7] Mitscherlich A. - Mielke F., Medicina Disumana, Documenti del Processo di Norimberga contro i medici nazisti, Feltrinelli, Milano 1967


[8] Kazimierz Leszczyński, Cavie di Ravensbrück. Una retrospezione di operazioni sperimentali sui prigionieri del campo di concentramento di Ravensbrück, Studi e monografie, dicembre 1960, a cura di Wanda Machlejd.

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