Il Semaforo: mini-racconto tra le vie

Ecco il primo lavoro all'insegna del Verba Volant. Questo sarà lo spazio dedicato a chiunque ha voglia di mettersi in gioco con le proprie parole. Racconti, poesie, tesi filosofiche, scrittura creativa. Qui sono poche regole, che però ci sono: i testi non devono essere frutto di plagio (se si cita un testo, segnalarne l'autore), non si fa politica (ne da una parte ne dall'altra) ma si può esprimere liberamente il proprio pensiero ideologico/filosofico, non si insulta nessuno. Per il resto, niente censura!


«Stoooooop! Fermi tutti! 30, 29, 28... Sono trent’anni che sono qui e non avete ancora imparato! Ehi tu, sì tu con quello skateboard, dove vai, non vedi che sono acceso?... Ti conosco sai. Ti ricordo quando eri solo un bambinetto per mano di tuo nonno. Allora non facevi lo scemo come ora. Tuo nonno non ti permetteva di comportarti così stupidamente... 18, 17, 16... E tu, con quel passeggino... Lo so che sei impaziente, ma non ti azzardare a muoverti! Ti confesso che ti preferivo quando correvi a perdifiato e ti bloccavi di fianco al palo del mio dirimpettaio. Anche lui rosso di rabbia. Allora eri una bambina felice, ora sei sempre di fretta e il tuo sorriso è sparito. 10, 9, 8, 7... Ma guarda quello! Che cavolo sgasi così... Dico a te, con la Mazda, rossa come me. Non vedi che mi stai affumicando tutto? Io ti guardo e conosco la tua impazienza e la tua spavalderia, ma se sapessi quanti ne ho visti di tipi che...».


«Andate pure, ragazzi... 30, 29, 28... Suvvia non state fermi... Su, su che non c’è molto tempo. Tesoro, sì tu, con la Mazda rossa... Avanti, schiaccia l'acceleratore e prosegui, che tutti qui stanno aspettando che tu ti metta in moto! Ma per piacere non buttare fuori tutto quel fumo... non sta bene, sai? Ehi voi, dai dai che la scuola sta per chiudere... muovetevi altrimenti la maestra vi sgrida. Mi ricordo di quella bambina tutta scarmigliata che non ne voleva sapere del fiocco verde e cercava sempre di toglierselo appena la mamma non la guardava. 18, 17, 16... E lì, proprio dove ci sei ora tu, mio dolcissimo bambino con la borsa degli Avengers, lei si guardava le scarpe e sopportava a stento i rimproveri. Poverina, come mi faceva pena! Però ricordo anche che qualche volta sorrideva con una grossa focaccia appena sfornata in mano. Mmm, che profumi che arrivavano da quella panetteria sull’angolo! I bambini vi si fermavano felici ogni mattina e attendevano fuori che i grandi uscissero con la merenda che avevano scelto per loro. 10, 9, 8, 7... Ora c’è un internet point buio e poco rassicurante e i bimbi non ci fanno nemmeno caso. Su, su, andate che tra poco quel collerico si riprenderà la scena! 3, 2, 1...».


«Smettetela voi due! Sempre ad alternarvi... 7, 6, 5, imparate da me che, anche se ho poco tempo, sono equilibrato. Mi avete stanca...»


«Stoooooop! Fermi tutti! 30, 29, 28... Guai a chi si muove! Si all’angolo c’era quella cavolo di panetteria che apriva alle 6, ma già dalle 5,30 vedevi gente che fermava la macchina in seconda fila per correre dentro e comprare le brioches appena fatte! Che casino si formava! Già, e una volta uno stupido non mi ha dato retta ed è volato per aria perché aveva fretta di andare a comprare il pane! Che cavolo di volo ha fatto! Ma ben gli sta! Dico sempre di fermarsi. 18, 17, 16... Ne ho viste di tutti i colori, in trent’anni, ma a me piace solo il rosso! Ah, adesso mi viene in mente che di fianco alla panetteria c’era il macellaio. E ora dove cavolo sono finiti tutti? Dove cavolo va la gente ora? È sempre di fretta, non aspetta, è impaziente e sempre arrabbiata. Ma di che cosa vi lamentate, poi! Pensate che voi vi potete muovere... Io invece devo rimanere qui a guardare il mondo che mi passa davanti e non posso farci niente... 10, 9, 8, 7... Vorrei scendere, vestirmi di un altro colore, ma il mio dio un giorno mi ha messo qui e, cavolo, non me ne posso mai and...».


«Andate pure, ragazzi... 30, 29, 28... Suvvia non state fermi... Su, su che non c’è molto tempo. Sì noi non ce ne possiamo andare, ma siamo i veri testimoni del tempo che scorre, del mondo che cambia, anche se magari non ci piace dove sta andando. Dai, dai, forza che non c’è tanto tempo...»


IL SEMAFORO

di Stefania Gaia Paltrinieri

(per il Progetto "La Città si Racconta”)

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