Smart working: il Coronavirus veicolo di progresso e nuove visioni di business

Per me che faccio smart working da tempo immemore (più o meno dal 2012, con primi tentativi già nel 1993 quando non c'era internet), sentire l'entusiasmo con cui si pronuncia questo "mantra lavorativo" al tempo del Coronavirus, mi fa un po' sorridere, anzi mi fa proprio ridere. Sì, perché fino a un mese fa, chi lavorava in casa era considerato dai più un povero sfigato senza quattrini e oggi invece si trova ad essere un fottuto progressista! Ops, forse ho esagerato.

Ma se c'è una cosa che possiamo imparare da questa terribile esperienza di arresti domiciliari in assenza di reato è che nulla è negativo e si possono trovare note e stimoli positivi anche oggi. Che questo sia il momento giusto perché le aziende inizino a percepire lo smart working come un alleato della crescita aziendale e del benessere dei suoi dipendenti?


Smart working: il Coronavirus veicolo di progresso e nuove visioni di business

I vantaggi dello Smart Working


Ma proviamo a vedere nel dettaglio quali possono essere i lati positivi nell'adottare, qualora lo si possa fare, una visione smart nelle attività aziendali.

Innanzitutto: a chi conviene? Sicuramente conviene alle aziende: infatti i vantaggi ottenibili dall’introduzione dello Smart Working da parte delle aziende sono rilevanti e si possono misurare in termini di miglioramento della produttività, riduzione dell’assenteismo e riduzione dei costi per gli spazi fisici. Riguardo la produttività, secondo uno studio del Politecnico di Milano attraverso survey e casi pilota, «si può stimare l’incremento di produttività per un lavoratore derivante dall’adozione di un modello “maturo” di Smart Working nell’ordine del 15%». Pare poco?

In un Paese che ha il problema cronico del reperimento delle risorse economiche e prospettive di crescita che a mala pena riescono ad arrivare ad un misero +0,2% (e non pensiamo a cosa succederà quando la buriana di questo periodo sarà passata), proviamo a proiettare questo dato ipotizziamo lo Smart Working possa arrivare al 70% dei lavoratori potenziali: l'effetto dell’incremento della produttività media del lavoro in Italia si può stimare intorno ai 13,7 miliardi di euro.

Infine, non meno importante in una società che attribuisce molto all'immagine, ci sarebbe da considerare anche l'aumento della brand awareness: un’azienda che adotta politiche di smart working, oggi si distingue sul mercato ed è più attrattiva: per clienti, come per partner che - soprattutto - per futuri dipendenti. Si è più appetibili sul mercato e ci sono meno difficoltà nella ricerca di talenti.


Ma proviamo a guardare questo fenomeno, lo Smart Working, dalla parte del lavoratore: quali possono essere i suoi vantaggi: primo, la riduzione dei tempi e costi di trasferimento;

un miglioramento generalizzato del work-life balance e un aumento della motivazione e della soddisfazione. In parole povere: meno soldi per i trasferimenti, più tempo per sé stessi (si stima che il tempo medio risparmiato da uno smart worker per ogni giornata di lavoro da remoto sia di circa 60 minuti e 40 ore in uno anno se si ipotizzasse un solo giorno di lavoro da remoto alla settimana; cavolo!) e la possibilità di gestire risorse e tempo in maniera ottimale e autonoma.


E l'Ambiente?: ecco un tema che dovrebbe spronare tutti a servirci di questa "nuova" e straordinaria possibilità: i benefici sono legati alla riduzione delle emissioni di CO2 dovuta alla riduzione del traffico (non si va più tutti giorni in ufficio) e a un migliore utilizzo dei trasporti pubblici. Sempre con dati alla mano, considerando che in media le persone percorrono circa 40 chilometri per recarsi al lavoro e ipotizzando un solo giorno a settimana di lavoro da remoto, si otterrebbe un risparmio in termini di emissioni per individuo pari a 135 kg CO2 all’anno. Una bella botta all'inquinamento, non ti pare?


Lo smart working e la legge italiana


In Italia lo smart working si chiama Lavoro Agile ed è regolato dalla Legge n 81 del 2017 “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”.

Secondo questa legge, "il lavoro agile è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa”, questo “allo scopo di incrementare la competitività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro".


Se vi interessa questa parte, vi consiglio di leggere l'ottimo articolo che ho letto e che potrete trovare cliccando qui.

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